TARIFFA BIORARIA PER L’ELETTRICITA’

By redazione | agosto 10, 2010

INTRODUZIONE

Dal 1° luglio 2010 l’Autorità per L’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) ha stabilito che, analogamente a quanto già avviene per le forniture di usi diversi dalle abitazioni, anche le forniture domestiche avranno tariffe differenziate in base agli orari di utilizzo dell’energia elettrica.

Più in particolare si avranno tariffe biorarie sulla base delle fasce temporali sotto riportate:

F1 ore di punta durante le quali l’energia costerà di più: dalle 8 alle 19 dal lunedì al venerdì escluso i festivi

F2 e F3 ore durante le quali l’energia costerà di meno: dalle 0 alle 8 e dalle 19 alle 24 dal lunedì al venerdì e tutte le ore di sabato domenica e festivi

Il motivo che ha spinto verso questo passo sta nella necessità di differenziare il prezzo in funzione dei reali costi di produzione dell’energia elettrica. E’ noto infatti che l’energia elettrica “costa” meno nelle ore notturne e nei giorni festivi quando cioè il carico è minore e la produzione d’energia è assicurata da quelle centrali (carbone, termoelettriche, acqua fluente…) il cui costo di produzione è minore. E’ noto altresì che per sopperire alle punte di carico nelle ore della giornata in cui ferve l’attività delle imprese è necessario far ricorso a centrali (turbogas, pompaggio…) che hanno costi di produzione maggiore.

L’ideale in un sistema elettrico è avere una curva di domanda ( e quindi di produzione) il più piatta possibile in modo da smorzare le punte che richiedono potenza aggiuntiva e quindi capacità di produzione (leggi nuove centrali) più alta.

Pertanto il tentativo volto ad allineare anche nel settore domestico i reali costi di produzione alle tariffe è sicuramente un passo in avanti verso una maggiore efficienza del sistema paese.

Ovviamente quanto sopra è stato reso possibile solo in seguito all’introduzione massiva del contatore elettronico che è fin d’ora in grado di fornire i consumi suddivisi per fasce. Ciò comporta che questa tariffa sarà applicata, per il momento, solo ai clienti dotati di contatore elettronico teleletto. Siccome la sostituzione dei  contatori tradizionali, a parte qualche situazione residuale , può dirsi quasi terminta, a breve ogni famiglia sarà dotata di contatore elettronico e quindi potrà avere accesso alla tariffa bioraria.

NUOVE CONDIZIONI ECONOMICHE

In pratica dal 1° luglio avremo una situazione tariffaria che, per quanto riguarda le parti variabili può essere compendiata nella tabella sottostante (NB:  in tabella non sono riportati gli altri costi quali quote fisse e potenza che sono uguali per ogni tipologia tariffaria)

  MONORARIO BIORARIO TRANSITORIO BIORARIO A RICHIESTA
Quota energia (€/kWh) Fascia unica Fascia F1 Fascia F23 Fascia F1 Fascia F23
kWh/anno: da 0 a 1800 0,10546 0,11107 0,10260 0,12056 0,09776
Da 1801 a 2640 0,15329 0,15890 0,15043 0,16839 0,14559
Da 2641 a 4440 0,20619 0,21180 0,20333 0,22129 0,19849
Da 4441 0,25389 0,25950 0,25103 0,26899 0,24619

 

In pratica avremo il cosiddetto biorario transitorio che sarà applicato di default  ai clienti dotati di contatore  teleletto e che resterà in vigore  fino al 31-12-2011 (ovviamente con le variazioni trimestrali di prezzo che saranno comunicate da AEEG).

Come si può notare dalla tabella la differenza dei prezzi tra ore piene e ore vuote non è molto marcata e poco si discosta dal prezzo monorario che continueranno a pagare coloro non ancora dotati di contatore elettronico. Questo basso differenziale è stato concertato anche per evitare aggravi a quelle famiglie che non trarrebbero vantaggi da una tariffa bioraria, in quanto impossibilitati a trasferire gran parte del carico nelle ore vuote.

AEEG ha però previsto la possibilità di poter utilizzare la cosiddetta  bioraria a richiesta che si differenzia dalla precedente in quanto, come si può notare in tabella, la differenza dei prezzi tra ore piene e ore vuote è più marcata. Questo consentirà a quelle famiglie che, a parità di consumi,riusciranno a spostare i consumi in ore vuote vantaggi economici più sensibili. Tale tariffa dovrà essere però espressamente richiesta dai clienti.

RISPARMIO CON LE NUOVE TARIFFE

Prima di iniziare è lecito porsi le seguenti domande: con questi nuovi prezzi si può risparmiare e quanto si può risparmiare? Rispetto al primo quesito la risposta è semplice: per risparmiare occorre concentrare almeno il 66% dei consumi totali in ore vuote. Ciò in realtà non è molto difficile in quanto già adesso questa percentuale è superata da molte famiglie ed altre sono prossime ad essa.

Ma come fare per concentrare i consumi nelle ore vuote? Ovviamente non esistono risposte univoche in quanto il tutto è legato a come viene vissuta la vita domestica, ai propri ritmi di lavoro che fanno variare la presenza in casa, ad altri fattori quali la presenza di persone anziane, figli piccoli…..

Cercheremo comunque nel seguito di fornire qualche utile spunto di riflessione e  qualche suggerimento di carattere generale

CONSUMI OBBLIGATI

Indichiamo con consumi obbligati quei consumi che per loro natura prescindono da una possibile regolazione e non possono essere spostati temporalmente sic et simpliciter. Pensiamo al frigorifero che ovviamente avrà un funzionamento non modulabile su fasce, oppure all’utilizzo d’energia per l’illuminazione: se una persona deve rimanere in casa tutto il giorno ovviamente dovrà accendere la luce in funzione dell’illuminazione diurna e non certo in base alla fasce di consumo.

Analogo discorso potrebbe essere fatto per gli apparecchi televisivi o personal computer che in certi casi (presenza di persone anziane, ragazzi che giocano o studiano) non possono essere soggetti a forti modulazioni.

Ovviamente laddove non è possibile spostare i consumi è comunque possibile agire all’origine del problema e quindi cercare di ridurre i consumi stessi.

 Si tratta evidentemente di seguire alcune regole di buon senso quali l’utilizzo di lampade a basso consumo, l’utilizzo di refrigeratori in classe energetica elevata.

CONSUMI CHE POSSONO ESSERE SPOSTATI NEL TEMPO

La possibilità di spostare certi consumi in ore vuote è sicuramente possibile anche se può scontrarsi con abitudini ed esigenze diverse.

E’ ovvio che l’utilizzo di elettrodomestici quali lavatrice, lavastoviglie, ferro da stiro, aspirapolvere può essere associato alla fascia di basso consumo.

Ciò può essere ottenuto sia utilizzando tali elettrodomestici in ore serali sia cercando laddove possibile di concentrarne l’utilizzo nei fine settimana.

Anche qui oltre  all’utilizzo in orari a basso consumo è giusto associare alcuni accorgimenti dettati dal buon senso quali l’utilizzo di lavatrici e lavastoviglie a pieno carico e a temperatura dell’acqua non superiore alle reali necessità.

QUANTO SI RISPARMIA

La domanda di fondo rimane comunque la stessa: con le nuove tariffe quanto si riesce effettivamente a risparmiare?

Purtroppo il risparmio, nonostante gli sforzi messi in atto anche dal più zelante dei consumatori, non raggiunge livelli elevati.

La consistenza del risparmio è ovviamente legata, fermo restando i consumi globali, alla quantità d’energia che si riesce a spostare da ore di punta a ore vuote.

 Facciamo due esempi.

Prendiamo un cliente domestico residente con potenza impegnata di 3,3 kW e consumo annuo di 3000 kWh (con buona approssimazione rappresenta la media dei consumi di una famiglia tipo).

Fatto 100 i consumi annuali, supponiamo che in assenza di bioraria i consumi siano distribuiti nel seguente modo: 35% in ore di punta e 65% in ore vuote. Supponiamo inoltre che a seguito delle azioni messe in atto i consumi vengano così ripartiti: 25% in ore piene e 75% in ore vuote.

Avremo pertanto le possibili casistiche sotto riportate (NB. Sono considerate solo le parti variabili per poter fare delle considerazioni sui risparmi)

  • Cliente che continua a pagare la tariffa monoraria non essendo dotato di contatore elettronico tele leggibile. 

Spesa sostenuta:  1800X0,10546 +840X0,15329 + 360X0,20619 = 392,82 €

  • Cliente con fornitura bioraria transitoria con 35% consumi in F1 e 65% in F23

Spesa sostenuta: 1800X0,35X0,11107 +1800X0,65X0,10260 + 840X0,35X0,15890 + 840X0,65X0,15043 + 360X0,35X0,21180 + 360X0,65X0,20333 = 393,13 €

  • Cliente con fornitura bioraria transitoria con 25% consumi in F1 e 75% in F23

Spesa sostenuta: 1800X0,25X0,11107 +1800X0,75X0,10260 + 840X0,25X0,15890 + 840X0,75X0,15043 + 360X0,25X0,21180 + 360X0,75X0,20333 = 390,59 €

  • Cliente con fornitura bioraria a richiesta con 35% consumi in F1 e 65% in F23

Spesa sostenuta: 1800X0,35X0,12056 +1800X0,65X0,09776 + 840X0,35X0,16839 + 840X0,65X0,14559 + 360X0,35X0,22129 + 360X0,65X0,19849 = 393,66 €

  • Cliente con fornitura bioraria a richiesta con 25% consumi in F1 e 75% in F23

Spesa sostenuta: 1800X0,25X0,12056 +1800X0,75X0,09776 + 840X0,25X0,16839 + 840X0,75X0,14559 + 360X0,25X0,22129 + 360X0,75X0,19849 = 386,82 €

Risulta perciò chiaro come  i risparmi siano sempre piuttosto contenuti e tali si mantengano anche se si riesce a spostare il carico verso le ore vuote . Infatti  la differenza più marcata si ha tra un’utenza con tariffa bioraria transitoria che mantenga la percentuale del 35%-65% e un’utenza bioraria a richiesta che riesca ad ottenere un rapporto 25%-75% ed anche in questo caso il risparmio annuale non supera i 7 €. Si tratta di valori che onestamente non sembra possano fungere da grosso stimolo per modificare un tipo di domanda piuttosto anelastica qual è la richiesta d’energia elettrica.

ESISTONO ALTRE POSSIBILITA’  DI  RISPARMIO

Con l’apertura del mercato libero a tutte le categorie di utenti a partire dal 1-7-07 anche i clienti domestici possono rivolgersi ai venditori presenti sul ML che possono già offrire tariffe biorarie che ben si adattano alle esigenze di ciascun cliente.

Ovviamente per muoversi sul ML occorre porre molta attenzione alle reali caratteristiche dell’offerta in quanto molto spesso gli sconti pubblicizzati sono aleatori e tali da non giustificare l’abbandono dell’esercente il mercato di maggior tutela.

In tal senso un aiuto può venire dal sito AEEG dove si possono confrontare tra loro le offerte dei diversi venditori e di ciascuno di essi viene offerto  un ampio riferimento (indirizzi, siti WEB…)

Casa passiva e standard Passivhaus

By redazione | giugno 28, 2010

Casa passiva (o in generale, edificio passivo) è una casa che riesce a mantenere condizioni di comfort interne ottimali, sia invernale che estivo, con un bassissimo consumo energetico.    

Una casa passiva non ha impianti convenzionali per il riscaldamento o raffrescamento attivo dell’edificio, e riesce ad abbattere i consumi di energia primaria per la climatizzazione dei locali fino a circa il 90%.    

Questo risultato viene ottenuto attraverso l’elevatissimo isolamento termico dell’involucro, la tenuta all’aria dell’involucro, l’utilizzo di un sistema di ventilazione meccanica per il ricambio dell’aria ed il recupero di calore dall’aria espulsa.    

Case passive a Kranichstein -Darmstadt

Il concetto è stato ulteriormente sviluppato in Germania e Svezia congiuntamente da Bo Adamson e Wolfgang Feist a partire dal 1988, portando nel 1991 alla realizzazione dei primi esempi di case passive a Kranichstein, nelle vicinanze di Darmstadt.    

Da queste esperienze è nato lo standard Passivhaus, sviluppato dal Passivehaus Institut (PHI) di Darmstadt, che codifica delle linee guida e dei requisiti quantitivi generali per la realizzazione di case passive, ma senza vincolare a soluzioni progettuali specifiche.    

Il Passivhaus Institut è stato fondato nel 1996 dal Dr. Wolfgang Feist, ed è un’ente di ricerca indipendente che si occupa di ricerca e sviluppo sugli utilizzi altamente efficienti dell’energia.    

Feist ha incorporato le precedenti esperienze dell’impiego del superisolamento nello sviluppo dell’idea di casa passiva.    

Il PHI ha sviluppato lo standard Passivhaus. Questo è stato inizialmente applicato a edifici dell’Europa centrale, ma può essere facilmente utilizzato a qualunque latitudine, vista la generalità dei requisiti di base.    

Il PHI fornisce una definizione funzionale di casa passiva  assolutamente generale:    

“Una casa passiva è un edificio per il quale si può ottenere il comfort termico (ISO 7730) solamente attraverso il post-riscaldamento o il post-raffrescamento della massa di aria in ingresso che è richiesta per soddisfare condizioni di sufficiente qualità dell’aria interna (DIN 1946), senza bisogno di ricircolo”    

In base allo standard Passivehaus, che si ritrova nel Passive House Planning Package (PHPP), una casa passiva ha le seguenti caratterstiche:    

Elevatissimo isolamento termico    

Finestre isolate a triplo vetro di alta qualità    

Sistema di ventilazione meccanica con recupero di calore ad alta efficienza    

Tenuta all’aria e assenza di ponti termici    

Apparecchi domestici e illuminazione ad alta efficienza    

Limite massimo di consumo 15 kWh/m²a  (leggi: 15 kWh per metro quadro e per anno) per riscaldamento o raffrescamento; cosiddetta “casa da 1,5 litri”.    

Limite massimo di consumo di energia primaria 120 kWh/m²a , comprendente tutti gli utilizzi (riscaldamento, impianti, acqua calda, illuminazione, apparecchi domestici, ecc..).    

I m² si riferiscono alla superficie calpestabile dell’edificio.    

Le eventuali ulteriori necessità energetiche possono essere completamente soddisfatte facendo ricorso a sorgenti di energia rinnovabile (fotovoltaico, collettori solari, eolico, ecc..).    

La casa passiva quindi sfrutta (ma anche si difende da) i contributi solari sia attraverso l’orientazione, la disposizione delle finestre, eventuali schermature, eventuale uso di collettori solari, impianti fotovoltaici, ecc..    

Una casa passiva è quindi una casa a tenuta d’aria, che può garantire un elevato comfort per gli occupanti grazie ad un impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC). In effetti è la presenza di questo impianto che caratterizza lo standard Passivhaus. In sua mancanza si avrebbe solo una casa a basso consumo (low-energy house).    

Esperienze documentate di applicazione in Italia dello standard Passivhaus sono in Trentino – Alto Adige, in Piemonte a Cherasco, e in Lombardia a Mariano Comense. Altre realizzazioni note sono in Umbria e in Toscana.    

Altri esempi di case passive costruite secondo lo standard CasaClima/KlimaHaus Oro.    

Esempi di case passive negli Stati Uniti.    

Ventilazione meccanica controllata (VMC)    

Una casa passiva richiede quindi un sistema di ventilazione meccanica con scambiatore di calore (che recupera il calore dell’aria espulsa) per garantire un elevatissimo livello di comfort. Questo impianto, se fosse solo aggiunto ad un normale impianto di riscaldamento o raffrescamento porterebbe ad un incremento di costi probabilmente inaccettabile. In realtà nella casa passiva l’impianto di riscaldamento convenzionale normalmente non è installato, o è molto ridotto (magari limitato solo al bagno) essendo praticamente inutile. Infatti attraverso lo scambiatore ad alta efficienza il sistema è in grado di recuperare oltre l’80% del calore trasportato dall’aria espulsa dall’edificio, trasferendolo all’aria nuova immessa dall’esterno (o viceversa in estate). L’eventuale integrazione per il riscaldamento/raffrescamento degli ambienti può essere ottenuta intervenendo con un post riscaldatore/raffrescatore (p. es. a pompa di calore) sul flusso di aria nuova in ingresso, dispositivi che possono essere integrati nell’impianto di ventilazione, ed alimentati attraverso energia rinnovabile (p. es. fotovoltaico, collettori solari, pellet, ecc..)  

Il fatto che il sistema di VMC venga installato in sostituzione, e non in aggiunta, dell’impianto di riscaldamento/raffrescamento riduce i costi ad un livello accettabile.    

La ventilazione meccanica mantiene gli ambienti salubri attraverso il ricambio continuo dell’aria interna, eliminando odori, anidride carbonica e umidità prodotti all’interno, e filtrando polveri e pollini dell’aria esterna immessa. Ripetto ad un sistema di climatizzazione a ricircolo il vantaggio è evidente.    

La manutenzione ed il corrispondente costo sono normalmente limitati.    

Sono ormai passati quasi 20 anni dalla costruzione dei primi edifici passivi in Germania, ed i riscontri da parte degli occupanti sono tutti positivi, sia in termini di costi che di comfort.    

La casa passiva nei climi mediterranei    

Uno studio sull’adattamento dello standard Passivhaus per il sud Europa è stato portato avanti dal progetto Passive-On, attraverso il quale sono stati proposti gli adattamenti opportuni per le diverse condizioni climatiche (principalmente maggior insolazione e relativa necessità di proteggersi dal calore estivo, oltre che dal freddo invernale, normalmente meno rigido che nell’Europa centrale).    

Principalmente l’adattamento comporta l’accettazione di una minore tenuta all’aria ed un limite di consumo per il raffrescamento di 15 kWh/m2a, identico al limite per il riscaldamento.    

Il concetto di casa passiva si applica anche alle ristrutturazione degli edifici esistenti. L’isolamento può essere realizzato a cappotto, possono essere applicate le finestre di alta qualità e sostituire l’impianto di riscaldamento con quello di ventilazione.    

Siti di riferimento per le case passive in Italia.    

Costo di una casa passiva    

Per avere un’idea di quanto costa una casa passiva (Passivhaus),  da una valutazione in relazione ai costi costruttivi in Germania, risulta un extra costo di costruzione medio di circa 8%, comunque dipendente dalle caratteristche dell’abitazione.    

I costi sono associati all’incremento dell’isolamento termico, l’installazione dell’impianto di ventilazione a recupero di calore, le finestre e le porte di elevata qualità (a triplo vetro e tenute multiple!).    

In ogni caso, considerando i costi del ciclo di vita (p. es. a 30 anni) la casa passiva è senz’altro vincente rispetto ad un’abitazione normale per il risparmio di energia che consente. Senza tener conto del miglior comfort assicurato.    

Un eventuale problema per la costruzione di una casa passiva sono le caratteristiche costruttive da garantire, sia nella progettazione che nella realizzazione, richiedendo sia competenze ed esperienza specifiche che materiali di qualità opportuna per ottenere i risultati previsti.    

Certificazione    

In Italia la certificazione Passivhaus può essere richiesta presso il TBZ di Bolzano.

La certificazione energetica CasaClima – KlimaHaus degli edifici

By redazione | aprile 24, 2010

Cos’è CasaClima?

CasaClima è una certificazione energetica per gli edifici che nasce nel 2002, ideata da Norbert Lantschner direttore dell’Agenzia CasaClima Alto Adige (KlimaHaus Agentur) con sede a Bolzano.

logo-casaclimaLa certificazione, del tutto facoltativa, viene rilasciata, su richiesta del committente, a seguito della verifica della conformità del progetto ai requisiti CasaClima ed al risultato dei controlli effettuati sulla costruzione.

Il certificato CasaClima ha lo scopo di fornire all’utente finale una valutazione facile e comprensibile dell’efficienza energetica di un edificio, e la garanzia di un’elevata qualità costruttiva, necessaria per ottenere le prestazioni richieste, e viene rilasciato sia per gli edifici nuovi cheper le ristrutturazioni sostenibili.

La classificazione

CasaClima considera tre livelli principali di certificazione: CasaClima Oro, CasaClima A e CasaClima B. Il certificato CasaClima C non è rilasciato al di fuori della provincia di Bolzano.

La classificazione si basa sull’efficienza energetica dell’involucro, ed in particolare considera il fabbisogno energetico per il riscaldamento, l’efficienza complessiva del sistema involucro ed impianti, le emissioni di CO2 e la sostenibilità ambientale (CasaClimaPiù e CasaClima Nature).

I consumi ammessi per ciascuna categoria sono:
CasaClima Oro meno di 10 kWh/m²a
CasaClima A meno di 30 kWh/m²a
CasaClima B meno di 50 kWh/m²a

Tali edifici sono detti anche, rispettivamente: casa da 1 litro, casa da 3 litri, casa da 5 litri, con riferimento al consumo di gasolio. O in maniera equivalente per il gas, sostituendo a “litri” i “mc”.

Una CasaClima Oro è una casa passiva e può evitare l’installazione dell’impianto di riscaldamento invernale.

Per valutare il beneficio, anche economico, di abitare in una CasaClima, si consideri che le abitazioni esistenti hanno in genere un consumo medio superiore a 100 kWh/m2a, e spesso superano i 150.

CasaClimapiù

Nel caso di edifici abitativi che, oltre a realizzare un elevato risparmio energetico (fabbisogno inferiore a 50 kWh/m2a), applicano tecniche di costruzione ecologiche utilizzando materiali ecologici, e sfruttano solo fonti energetiche rinnovabili, può essere riconosciuta la classificazione aggiuntiva “più”.

In una CasaClimapiù la sostenibilità ambientale e la salubrità dei materiali viene valutata sul ciclo di vita complessivo di questi. Inoltre sull’edificio deve essere presente almeno uno tra:
- impianto fotovoltaico
- collettori solari per la produzione di acqua calda e e per il riscaldamento
- recupero dell’acqua piovana
- tetto verde.

Ultima nata, la targhetta “CasaClima Nature” si rifà ad un nuovo sistema di valutazione dell’impatto ambientale di un edificio, che deve essere realizzato esclusivamente con materiali sostenibili, dove la sostenibilità è valutata sul ciclo di vita complessivo del materiale da costruzione, dalla produzione all’impiego, fino allo smaltimento finale. Questo vale in particolare per i materiali isolanti.

CasaClimapiù definisce delle esclusioni per i materiali utilizzabili (p. es. non usare isolanti sintetici, non usare combustibili fossili, ecc..), ma non permette di valutare quantitavamente l’impatto ambientale di un edificio.

CasaClima Nature cerca di risolvere questo problema attraverso la valutazione quantitativa della sostenibilità ambientale dei materiali utilizzati, che vengono valutati in base all’energia primaria utilizzata per la produzione ed all’emissione di inquinanti e CO2. In base ai dati dei materiali viene quindi calcolato un punteggio che caratterizzerà la classe dell’edificio.

E’ previsto che la certificazione ambientale CasaClima Nature vada a sostituire la certificazione CasaClimapiù.

Certificato CasaClima e targhetta CasaClima

Il certificato viene rilasciato a seguito delle valutazioni e dei controlli eseguiti, tra cui la prova di tenuta all’aria (blower door test).

Per la richiesta della certificazione è necessario presentare, preliminarmente all’inizio dei lavori di costruzione, la documentazione tecnica dell’edificio. Quindi l’Agenzia esegue la verifica del progetto ed effettua sopralluoghi in cantiere durante la costruzione.

Se l’esito delle valutazioni e dei controlli è positivo l’Agenzia rilascia il certificato di classificazione dell’efficienza energetica ed una targhetta da applicare sull’edificio.

La valutazione tiene conto, soprattutto per gli edifici nuovi, anche di requisiti di qualità costruttiva definiti nello standard.

Il certificato ha validità di 10 anni.

Costi

Un edificio CasaClima ha un costo di costruzione iniziale maggiore rispetto ad un edificio tradizionale, che dipende ovviamente dal progetto.

Si può comunque valutare l’extracosto di una CasaClima in media intorno al 10%, comunque ammortizzabile velocemente con il risparmio energetico che ne deriva per la gestione. Soprattutto tenendo conto che il costo dell’energia non potrà che crescere per i prossimi anni.

Inoltre per gli edifici esistenti si può sfruttare la detrazione di imposta del 55% per le spese di riqualificazione energetica globale.

Caratteristiche di una CasaClima

Una CasaClima è caratterizzata da un elevato grado di isolamento termico e alto comfort abitativo dovuto alle finestra-triplo-vetrosoluzioni tecnologiche applicate, in particolare riguardo l’isolamento termico, l’ermeticità ed il sistema di ventilazione.

L’edificio fa un uso ottimale delle fonti gratuite e rinnovabili come il sole, e del calore generato internamente dagli abitanti.

Per ottenere il massimo risultato l’edificio ha spesso una struttura compatta, per minimizzare il rapporto tra superficie esterna e volume. L’orientamento è importante per lo sfruttamento del contributo solare.

Porte e finestre ed il loro montaggio, come quello degli impianti tecnologici, devono essere di elevata qualità, per garantire la tenuta all’aria, parte essenziale della certificazione CasaClima.

Le principali cose da sapere sul fotovoltaico

By redazione | novembre 8, 2008

Dove può essere installato un impianto?

Per poter installare un impianto occorre la disponibilità di una superficie per i pannelli: può andare bene un tetto a falda orientato a sud, una copertura piana di un fabbricato industriale, pensiline di un parcheggio, o anche una superficie vuota dove poter inserire solamente i pannelli

Quanto costa?

La spesa è correlata alla potenza elettrica dell’impianto. In linea di massima la spesa può oscillare dai 7000 €/kWp per gli impianti più piccoli (es. 3 kW) ai 5000 €/kWp per gli impianti di media/grossa taglia (es. superiore a 30 kW)

Quanto rende?

Ipotizzando lo schema più classico di scambio sul posto (impianto inferiore a 20 kW) e di autoconsumare tutta l’energia prodotta si può in prima istanza ipotizzare:

  • 0,4 € per ogni kWh prodotto
  • 0,2 € per ogni kWh consumato

Ad esempio, per un impianto da 3 kW con produzione e consumo annuo di circa 3500 kWh il ritorno economico è di 3500X0,6 = 2100€/anno

In quanto tempo si ripaga l’investimento iniziale?

Sempre con riferimento all’esempio precedente se ipotizziamo una spesa iniziale di 21000 € (impianto di 3 kW) ed un introito annuo di 2100 € in 10 anni si rientra dall’investimento iniziale

Sono previste agevolazioni particolari per l’installazione di impianti presso edifici pubblici?

Sì, la normativa prevede tutta una serie di agevolazioni per questa tipologia di edifici

A chi ci si rivolge per installare un impianto?

Una volta deciso l’intervento si può decidere di rivolgersi ad una delle molte aziende qualificate del settore che sono in grado di consegnare l’impianto chiavi in mano, facendosi carico di tutte le fasi: progettazione, richiesta eventuali permessi/autorizzazioni, rapporti con il distributore.

Quanto si spende per ‘allacciamento elettrico?

Se la potenza dell’impianto da realizzare è inferiore alla potenza già disponibile in prelievo (come accade in molti casi pratici, es. potenza fornitura 6 kW potenza impianto 3 kW) non ci sono spese da sostituire. Nel caso in cui la potenza dell’impianto superi quella della fornitura la spesa è comunque ridotta del 50% in quanto trattasi di fonte rinnovabile.

Ai fini di un’ulteriore efficienza energetica con cosa può essere combinato l’impianto?

L’impianto fotovoltaico può essere utilmente associato a:

  • pannelli solari termici per produrre acqua calda
  • caldaie a condensazione per ridurre i costi di riscaldamento
  • adeguta isolamento termico dell’involucro dell’edificio ove è ubicato l’impianto per ridurre le dispersioni verso l’esterno sia in estate sia in inverno

con la combinazione di queste soluzioni i risparmi energetici possono assumere valori di assoluto rilievo

Andasol 1, elettricità con il solare termico in Spagna

By redazione | ottobre 8, 2008

La più grande centrale solare termica ad accumulo del mondo sta per iniziare la produzione in Spagna
Una centrale da 50 MW che funzionerà anche di notte

In Andalusia, Spagna, entrerà in funzione entro poche settimane Andasol  1, un impianto di generazione elettrica da 50 MW funzionante con il principio del solare termico ad accumulo, di tipo “parabolic through”.
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FAQ Conto Energia

By redazione | settembre 22, 2008

· A quali norme devono essere conformi i moduli?

L’impianto deve essere conforme alle normative tecniche previste nell’allegato 1 del DM 19/02/07. In particolare per i moduli occorre la conformità alle seguenti normative:

-CEI EN 61215: moduli fotovoltaici in silicio cristallino per applicazioni terrestri – qualifica del progetto ed omologazione del tipo

-CEI EN 61646: moduli fotovoltaici a film sottile per usi terrestri – qualifica del progetto ed omologazione del tipo

· Dove si trova la domanda di richiesta di connessione?

Come riportato in del. 89/07 art 3.3 le imprese distributrici elaborano e pubblicano un modello standard per la presentazione della richiesta di connessione. In particolare sul portale di Enel nella sezione “Produttori” (URL http://www.enel.it/distribuzione/enel_distribuzione/produttori/) è possibile scaricare il facsimile di richiesta

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Conviene il Conto Energia?

By redazione | luglio 8, 2008

Quanto conviene il Conto Energia? E’ una domanda che si fanno in molti.
A distanza di oltre un anno dall’introduzione del Nuovo Conto Energia (DL 19/02/2007), che incentiva l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, diventato operativo dopo l’emissione della delibera attuativa AEEG 90/07 del 13/04/2007, si possono fare alcune considerazioni.
Se non ci sono dubbi sui benefici per l’ambiente in cui viviamo, dovuti alla mancata emissione di gas serra, inquinanti e residui di qualunque tipo per la produzione di energia da fotovoltaico, alcuni facili entusiasmi iniziali sono da ridimensionare relativamente agli aspetti strettamente economici.
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Il Conto Energia 2007 (Nuovo Conto Energia)

By redazione | giugno 3, 2008

Attraverso l’adozione del meccanismo chiamato Conto Energia anche in Italia, seppur in ritardo rispetto ad altri Paesi, si sta incentivando un vasto programma di realizzazione di impianti fotovoltaici.

Con “conto energia” si intende il piano di concessione di incentivi statali per la produzione di energia elettrica con impianti solari fotovoltaici.

Due sono le modalità operative attraverso le quali l’energia prodotta viene immessa in rete e remunerata: lo scambio sul posto e la cessione energia.
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Motori ad alta efficienza

By redazione | giugno 2, 2008

Di tutta l’energia elettrica consumata nei paesi più sviluppati una quota consistente è riconducibile all’utilizzo di motori elettrici. Infatti queste macchine sono diffuse in maniera capillare in tutti i comparti; a partire dall’industria dove troviamo motori con potenza dell’ordine delle migliaia di kW per finire alle applicazioni domestiche con motori da poche decine di W (ventilatori, utensili….).

Per questi motivi una rapida diffusione di motori ad alta efficienza può costituire un forte volano per la riduzione complessiva dei consumi elettrici. In effetti data la loro importanza in termini quantitativi, anche un lieve miglioramento dell’efficienza del parco macchine esistente comporta risparmi complessivi notevoli.

Per tale ragione, soprattutto negli ultimi anni i principali costruttori hanno rivolto la loro attenzione alla costruzione e messa in commercio di motori ad alta efficienza.

Analisi economiche svolte comparando costi iniziali e consumi hanno dimostrato che l’extra costo iniziale necessario per un motore ad alta efficienza si ripaga coi minori consumi in un periodo spesso inferiore ai tre anni (ovviamente questo periodo diminuisce all’aumentare delle ore annue di utilizzo del motore).

Alla luce di queste considerazioni si suggerisce, quando si tratta di sostituire un motore e/o acquistare macchinari composti da motori con una certa taglia, di prendere in esame la possibilità di acquistare motori ad alta efficienza.

Efficienza energetica

By redazione | giugno 2, 2008

Attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica è possibile ridurre il consumo di combustibili per riscaldamento e diminuire l’inquinamento. Come effetto accessorio viene migliorata la qualità ed affidabilità della fornitura di energia elettrica.

Il miglioramento dell’efficienza energetica si può ottenere per tutti gli utilizzatori di energia, i principali dei quali sono gli edifici, che utilizzano l’energia per le esigenze di climatizzazione ambientale (sia riscaldamento invernale che raffrescamento estivo) ed attività produttive.
Ulteriori fronti di intervento riguardano tutti gli altri possibili utilizzi, come trasporti, motori elettrici, apparecchiature elettroniche.

La legislazione di tutti i paesi avanzati prevede incentivi per gli utilizzi efficienti dell’energia. In Italia gli interventi più recenti sono stati previsti dalla Finanziaria 2007, e attuati dai successivi decreti, in particolare il “pacchetto energia” di febbraio 2007, con il decreto sul Conto Energia, il decreto edifici ed il decreto motori.

La Legge Finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006 n. 296, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, pubblicata sul Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 299 del 27/12/06), ai commi da 344 a 365, prevede incentivi per l’incremento dell’efficienza energetica degli edifici, delle apparecchiature elettriche e di illuminazione.
Gli incentivi sono assegnati sotto la forma di detrazione di imposta o deduzione dal reddito.

Le detrazioni di imposta sono del 55% in tre anni per le spese sostenute per la riqualificazione energetica di edifici esistenti, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione, installazione di pannelli solari per produzione di acqua calda.

Per gli edifici nuovi, di volume superiore a 10.000 mc, la detrazione d’imposta del 55% spetta per gli extra costi sostenuti per il conseguimento dei valori di efficienza energetica previsti dalla legge.

Una detrazione d’imposta del 20% spetta per la sostituzione di frigoriferi e congelatori con apparecchia di classe almeno A+.
Per le attività del settore del commercio è prevista la deduzione del 36% dal reddito per la sostituzione delle apparecchiature di illuminazione con altre ad alta efficienza energetica e regolatori di luminosità.

Viene inoltre agevolato l’acquisto di (o la sostituzione di esistenti con) motori elettrici ad elevata efficienza, con la detrazione del 20%. La stessa detrazione è applicata all’acquisto di regolatori di velocità ad inverter.

Per gli edifici nuovi è inoltre previsto l’obbligo di installare pannelli fotovoltaici.